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Coronavirus, mille pasti solidali oltre la crisi: ma il bar della notte “riaprirà con 120mila euro di passivo”

L’iniziativa solidale de Il Pappagallo con le realtà associative del territorio: “Piccolo sostegno a chi ne ha bisogno, ma per settore è crisi profonda. Lockdown massacrante”

Sono cento i pasti caldi che per i prossimi dieci giorni partiranno dallo storico bar tavola calda Il Pappagallo per arrivare nelle case di chi ne ha più bisogno nel pieno della crisi da Coronavirus. Mille pasti solidali preparati dal personale di via Anastasio II e distribuiti da Protezione Civile, associazioni e parrocchie di zona a singoli o famiglie più in difficoltà. 

Coronavirus, dall’Aurelio ‘Mille pasti’

“Un modo per sentirci utili in un periodo nero per tutti. Quel che facciamo noi è ben poco rispetto all’impegno di medici, infermieri e operatori sanitari negli ospedali o nei centri Covid però abbiamo deciso di contribuire e dare un piccolo sostegno a chi è più in difficoltà” – ha raccontato a RomaToday Antonio Fappiano, titolare de Il Pappagallo. “Sono nato in una famiglia modesta, dove non c’è mai stata abbondanza per questo – aggiunge – so che cosa vuol dire trovarsi in difficoltà e non riuscire a mettere qualcosa sulla tavola”. 

Da qui l’iniziativa attraverso una rete solidale che si estende dall’Aurelio a Boccea, arrivando pure a Castel di Guido. “Nel nostro municipio, uno dei più grandi di Roma, il Covid-19 ha sensibilmente acuito le situazioni di povertà preesistenti di parecchie famiglie o singoli che non riescono più a far fronte alla loro necessità primaria: mettere insieme il pranzo con la cena. A questi si sono aggiunti tanti nuovi poveri, le persone che hanno perduto il lavoro. E’ a loro – ha spiegato Angelo Belli, coordinatore della Lega in Municipio XIII e tra coloro che si sono attivati per l’iniziativa ‘Mille Pasti’ – che verranno offerti pasti di ottima qualità, gratuiti, consegnati a casa o tramite coloro che ci hanno aiutato ad individuarli”. Operative per mappatura delle fragilità e distribuzione la Protezione Civile Araba Fenice Castel di Guido, la Chiesa San Lino di via della Pineta Sacchetti, San Giuseppe al Cottolengo di Valle Aurelia e le Suore di Carità dell’Assunzione di via Prospero Santa Croce. 

Coronavirus, così la crisi investe anche le attività storiche

Una cucina in fermento quella de Il Pappagallo, da quarant’anni punto di riferimento dell’Aurelio e non solo. Nelle due sedi, quella di via Gregorio VII, e quella del ‘bar della notte’ di via Anastasio II, sono impiegate più di 50 persone: “Con nostro enorme dispiacere ad oggi sono a casa, in attesa di una cassa integrazione che però ancora non è arrivata. Sono tutti dipendenti che lavorano con noi da una vita per questo abbiamo offerto loro il nostro aiuto ma il timore – rivela Fappiano – è che alla riapertura, visto il lavoro ridotto, non potremo tenerli tutti. Forse la metà”. Una prospettiva poco rosea dopo tre mesi di lockdown “massacrante”. “Le entrate sono azzerate ma continuiamo a pagare affitto, utenze e tasse come quella per l’occupazione di suolo pubblico che scade a fine a aprile. Il Pappagallo riaprirà con 120mila euro di passivo e come noi – riflette il titolare del bar – tanti altri nostri colleghi. Chissà quanti non riusciranno a rialzarsi”. 

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Una crisi quella da Covid-19 che investe in particolare bar, pasticcerie e gelaterie: in base ad uno studio di CNA a Roma, nel post emergenza, non riapriranno il 30-40% di queste attività. 
 

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