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La marana di Primavalle, dai ricordi della borgata al festival di cultura urbana

Appuntamento domenica 26 novembre

Primavalle in una cartina del 1934 (foto Primavalle in rete)

Dove adesso c’è via Mattia Battistini, un tempo, sorgeva la marana di Primavalle, un fosso con un corso d’acqua a cielo aperto che divideva la collina della Pineta Sacchetti dalla borgata. A collegare i due punti, un ponticello. Domenica 26 novembre, in quel punto, il gruppo artistico Pinacci Nostri e Urban Arts Project organizzeranno - a partire dalle 11 - il primo Festival di cultura urbana per quanto concerne la parte Nord Ovest della città. Nell'occasione ci saranno urban dance, poesia di strada, laboratori per bambini, pranzo con birra e salsicce. Nome dell’evento? La Marana Jam Festival. Facile.

La marana e gli incontri-scontri

La mente di molti, così, è tornata indietro nel tempo. Ossia quando ragazzini scendevano dall’attuale piazza Pio IX - fino al 1956 piazza di Primavalle - per incontrare i coetanei che, invece, si muovevano dalla montagna del sapone. Qualcuno, come ricordato da Pinacci, ha raccontato: “Venivamo giù con le pietre e con i copertoni delle gomme”. Negli anni Cinquanta, da questi parti, ci fu anche quello che Gianluca Chiovelli, componente del team Primavalle in rete, gruppo che si occupa della storia del quartiere, ha definito uno sciopero al rovescio: per protesta, venne costruita una strada (dove adesso c’è l’incrocio tra via del Forte Braschi e via Battistini). 

Connessione tra presente e passato

Tante storie, tanti ricordi. Che torneranno in vita domenica: “La connessione tra il presente e il passato, l’apertura del nostro progetto di street art ai writer – hanno spiegato da Pinacci –  rappresentano un binomio estremamente interessante per il nostro progetto e una bellissima occasione per legare questa forma artistica alla storia del nostro territorio”.

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"Non avevamo niente ma eravamo felici"

Due saranno l’ingressi per partecipare all’appuntamento: uno al parcheggio di scambio della metro Battistini (via Lucio II) e l’altro in via Sisto IV. “D’estate non avevamo i soldi per andare al mare a Ladispoli o a Fregene – è un'altra testimonianza raccolta da Pinacci Nostri – allora andavamo alla marana, mettevamo un ombrellone, stavamo con i piedi a mollo a prendere il sole. La marana, a volte, era talmente pulita che qualcuno, temerario, ci faceva perfino i tuffi. Non avevamo niente ma eravamo felici.”

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