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Da Olga "la maestra" a Pietro "il fornaciaro": la Valle dell'Inferno omaggia nonni e bisnonni

Nel borgo delle Fornaci un percorso di nomi e mestieri per ricordare le origini della zona e della comunità che l’ha abitata e animata per decenni

Il borghetto della Valle dell’Inferno ricorda le proprie origini omaggiando i nonni e i bisnonni che a partire dai primi decenni del Novecento diedero vita a quella perla di antichità oggi incastonata tra il Vaticano e la Balduina. 

Il borgo delle fornaci nella Valle dell’Inferno

Non solo i “fornaciari” ossia gli uomini per anni al lavoro nelle diciotto fornaci della zona, ma anche le loro donne “carbonare” e “maestre” fulcro di quella vita familiare e di quella comunità che fino agli anni Ottanta, vent’anni dopo lo spegnimento dell’ultima fornace e il trasferimento di molte famiglie nelle case popolari del Comune, ha abitato la zona che con la lavorazione dei mattoni e dei laterizi ha costruito Roma. Tutta la città prima dell’avvento del cemento armato. 

Un percorso di memoria, attraverso nomi e mestieri, che il Comitato di Quartiere Valle dell’Inferno ha fortemente voluto apponendo accanto ai civici delle abitazioni delle targhe in ricordo dei nonni e dei bisnonni che hanno costruito e abitato quelle casette del borgo di recente anche oggetto di riqualificazione

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La Valle dell’Inferno ricorda nonni e bisnonni 

“Qui viveva Pietro Bussi, ‘fornaciaro’.” – si legge su una delle prime piccole insegne artigiane realizzate dall’artista Elena Cianca. “Qui viveva Michelina Codini, ‘carbonara’.” – indica un’altra. Poi c’è la targa per Renzo Strozzi, il ‘falegname’ scomparso nel 2011 e ancora “Alvaro Lazzereschi, ‘fornaio’.” E Olga Manozzi “maestra”. 

Un’iniziativa per non dimenticare il passato glorioso di quel borgo che pure negli anni Ottanta, se non fosse stato per la resistenza degli ex fornaciari, dei Comitati di Quartiere e di Italia Nostra, sarebbe scomparso sotto i colpi delle ruspe privando Roma di un angolo meraviglioso e quelle famiglie di un pezzo di storia. 

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Il borgo dei fornaciari della Valle dell’inferno

“Questo è un borgo che risale agli anni ’20, ci sono case costruite dai nostri nonni e bisnonni per questo la nostra iniziativa – ha spiegato a RomaToday Marco Bussi del Comitato di Quartiere Valle dell’Inferno - è un omaggio a loro e al lavoro fatto per mettere in piedi tutto questo. Rivendichiamo così le nostre origini e l’identità del borghetto dandogli un connotato ben specifico. Siamo una zona di Roma unica e antica alla quale vanno date la giusta importanza e un certo riconoscimento”. 

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E a leggere le targhe dedicate a fornaciari, maestre, fornai e carbonare ci sono soprattutto le nuove generazioni, quelle dei pronipoti, ai quali i più anziani raccontano della Valle dell’Inferno che fu: tra storia e aneddoti che li nessuno vuol dimenticare. 
 

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